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Disturbi dell'apprendimento: facciamo chiarezza.


Durante il percorso scolastico possono emergere problematiche relative all'apprendimento che, in alcuni casi, portano ad una vera diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento, rispetto alla quale mi sembrava opportuno fare chiarezza. I disturbi specifici dell’apprendimento comprendono 4 disturbi principali: la dislessia, cioè una difficoltà a effettuare una lettura accurata e fluente in termini di velocità e correttezza, con ricadute sulla comprensione del testo. La disortografia, cioè una difficoltà a scrivere in modo corretto; la disgrafia, riferita alla difficoltà di scrivere in modo fluido, veloce e efficace. Infine, la discalculia, che riguarda un disturbo del calcolo, cioè una difficoltà nel manipolare i numeri, nell’eseguire i calcoli a mente, nel recuperare i risultati delle tabelline e nell’eseguire i compiti aritmetici. Oltre a questo, mi preme sottolineare quanto il termine disturbo non sia propriamente corretto, in quanto i bambini con un DSA non presentano un’intelligenza inferiore a quella della norma, ma hanno delle cadute in alcuni compiti scolastici. Queste non dipendono né dalla assenza di giuste stimolazioni, né dalla scarsità di esercizio o di voglia, ma dalla mancanza di alcuni prerequisiti di base che possono essere ovviati soltanto con una diversa strutturazione del compito stesso. Per questo motivo, aumentare il carico di lavoro non porterà mai alcun beneficio, in quanto quel processo non può essere da loro automatizzato. Il bambino con DSA è diverso, ma questa è una neurodiversità, così come lo sono le altre caratteristiche che ci rendono diversi gli uni dagli altri. Quello che attualmente fa vivere ai bambini questa differenza come una disabilità è il contesto sociale nel quale siamo immersi. Cosa significa questo? Possiamo usare la metafora del mancinismo: per moltissimo tempo, i mancini sono stati trattati come disabili e si è tentato di correggerli; leggere un disturbo specifico dell’apprendimento in base alle difficoltà che esso comporta in ambiente scolastico, sarebbe come valutare la scrittura di un mancino che scrive con la mano destra. Inoltre, dovremmo ampliare lo sguardo oltre la difficoltà e cercare di sfruttare i tanti punti di forza che questi bambini hanno a disposizione: in primis l’intelligenza, poi la memoria visiva, un modalità di approccio non convenzionale alle materie di studio, in grado di compiere collegamenti inusuali, la creatività, anche nella risoluzione di problemi che richiedono più possibili soluzioni. I bambini con un disturbo specifico dell’apprendimento hanno un pensiero che lavora soprattutto per immagini, una modalità di pensiero divergente, ma questi sono tutti fattori che giocano a loro vantaggio se usati nel modo e con gli strumenti adeguati.

Nonostante queste informazioni siano per lo più oggigiorno diffuse, quando viene fatta una diagnosi, il bambino e la sua famiglia possono sperimentare stati d’animo spiacevoli, soprattutto quando non si riesce a trovare una soluzione. I bambini a scuola possono sentirsi incapaci, soprattutto nel confronto con gli altri compagni di classe, esclusi e diversi; allo stesso tempo, la famiglia può sperimentare emozioni di impotenza, trovandosi a gestire quello che per molti è un fulmine a ciel sereno, tanto che il clima familiare, centrato sul problema scolastico, può diventare carico di tensione e di sensi di colpa. Quindi cosa fare? Non possiamo non rivolgerci ai centri specializzati per una diagnosi, che per quanto possa spaventare, rappresenta l’unica modalità per fare chiarezza e trovare gli strumenti giusti per lavorare, in stretta collaborazione con la scuola. Inoltre, è importante che questa sia stata chiarita e restituita alla famiglia e al bambino stesso, indicando quali sono le difficoltà, come possono essere affrontate e soprattutto quali sono i punti di forza su cui far leva, in modo che il bambino possa affrontare in modo sereno il percorso scolastico.


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