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DECIMA TAPPA: Il NIDO VUOTO, la vita dopo lo svincolo dei figli

Che cosa avviene nella famiglia, quando i figli escono di casa e diventano autonomi? Quando il processo di svincolo dei figli, cominciato nell’adolescenza, riesce ad andare a buon fine, i genitori si trovano ad affrontare la fase del nido vuoto che comporta necessariamente una ristrutturazione della famiglia. Le donne, che possono aver speso gran parte del loro tempo nell’accudimento dei figli, potrebbero vivere sentimenti di vuoto o depressione, anche in concomitanza con il disagio psico-fisico derivante dalla fase di menopausa. D'altra parte, quando il mondo esterno non le spaventa troppo, possono dedicarsi a nuove attività o vecchi interessi.

Gli uomini, generalmente in pensione e quindi liberi dalle pressioni del lavoro e degli obiettivi da raggiungere, possono usare positivamente questo momento per esaminare a fondo le proprie emozioni, tanto da mettere in discussione, in alcuni casi, tutta la propria vita; dall’altro, possono sentirsi spogliati del proprio ruolo e per questo privi di un’identità.

Inoltre, è in questa fase che la coppia genitoriale, ormai meno dedita ai figli, può nuovamente avere la necessità e la grande possibilità di trasformarsi, ampliando le proprie attività e la propria rete relazionale e eliminando la concezione dell’età anziana come un’età priva di stimoli e evoluzioni. Questo periodo, infatti, può anche essere vissuto in modo molto positivo, come una fase di completamento per la coppia, che può consolidarsi o espandersi attraverso nuovi ruoli.

La capacità richiesta per far fronte a questa fase del ciclo di vita è la flessibilità: la coppia coniugale deve cercare un nuovo adattamento sia rispetto alla relazione con i figli, ormai adulti, sia rispetto ai propri ruoli e alla propria identità. Anche il rapporto di coppia può trasformarsi: proprio adesso che non c’è più la necessità di essere un modello per i figli, i coniugi possono sperimentare maggiore libertà di essere se stessi e anche di intraprendere nuove attività, sia comuni, sia individuali.

È in questa fase che si può dover affrontare la prova di adattamento più difficile: la perdita del coniuge, che comporta una riorganizzazione della vita del singolo dopo molti anni vissuti in coppia. Sicuramente il ruolo di nonni può fornire un grande sostegno, dando la possibilità di instaurare relazioni significative con i nipoti, sentendosi nuovamente importanti. Accanto a questo, resta il turbamento per la perdita della persona amata, la fine di un legame dal quale passavano anche sentimenti di autostima per se stessi e un’identità di ruolo, che adesso sembra essere scomparsa. Ciò che le ricerche indicano come fattore positivo in questi momenti è la possibilità di esprimere e dar sfogo alle proprie sensazioni, fra le quali possiamo trovare il timore di essere abbandonati, lo struggimento per la figura persa e la collera per l’impossibilità di ritrovarla, la paura per la prospettiva della solitudine. Quando questi sentimenti, se pur spesso irrealistici, vengono accolti dalle persone che ci stanno intorno, compare anche una possibilità di risoluzione.

È quindi fondamentale in questa fase che i coniugi si impegnino a coltivare nuovi interessi e relazioni sociali, riconoscendo lo spazio necessario ai propri figli per essere genitori pur essendo presenti come nonni, accettando la graduale parificazione dei ruoli. Questa fase può permettere un ulteriore sviluppo della coppia coniugale che se ben vissuta, incrementa la possibilità di far fronte alla malattia del coniuge e ad affrontare meglio la morte propria e dell’altro.

FILMOGRAFIA

- E non se ne vogliono andare di Giorgio Capitani

- A casa con i suoi di Tom Dey


- Stanno tutti bene di Giuseppe Tornatore

- Tutto può succedere di Nancy Meyers

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